Il fascino dei giganti

Siamo nel Sinis, penisola nella costa ovest della Sardegna, a pochi chilometri dalla città punica di Tharros. Tra il nono e l’ottavo secondo avanti Cristo su questa collina verdissima zeppa di palme nane – da qui il nome Mont’e Prama – sorgeva qualcosa di grandissimo: una necropoli monumentale sovrastata da decine e decine di statue alte più di due metri. Sono i giganti in calcare di Mont’e Prama. Pugilatori, arcieri e guerrieri. Scolpiti a tutto tondo e finemente decorati, si dice che vegliassero su decine di tombe, ultima destinazione terrena dei capitribù e dei sacerdoti appartenenti alle famiglie più ricche e potenti della zona.

Nel corso delle quattro-cinque campagne di scavo, condotte dal 1974 al 1979 e l’ultima nel 2014, gli archeologici hanno riportato alla luce una trentina di tombe, cinquemila frammenti, nove tonnellate di pietre, tra cui ventisette busti di statue, qualche betile e nuraghi in miniatura. Ma potrebbe esserci molto di più, una statua per ogni tomba a comporre un complesso funerario che rappresenta un unicum in Sardegna (nel Mediterraneo?).

Secondo l’archeologo Alessandro Usai la necropoli monumentale di Mont’e Prama testimonia «l’ultimo importante fuoco d’artificio della civiltà nuragica prematuramente scomparsa». Al confine tra i due territori di Cabras e di Riola-San Vero Milis, in provincia di Oristano, il complesso di Mont’e Prama sembra essere l’estremo gesto di magnificenza di un’intera comunità che – con statue gigantesche poste a vegliare sui propri antenati – omaggia se stessa, il potere e la ricchezza di cui dispone.

Siamo nella prima età del ferro, tra il IX e l’VIII avanti Cristo. È un periodo di profonda trasformazione, in cui la civiltà nuragica lascia intravedere i primi segni di decadenza, i nuraghi vengono abbandonati ed è in questo periodo che si iniziano a costruire i santuari. È l’età dei bronzetti, delle offerte votive, dei templi a megaron.

Arcieri, pugilatori e guerrieri. I giochi funebri in onore del dio I più famosi sono quelli raccontati nell’Iliade, celebrati in onore di Patroclo ucciso in battaglia da Ettore durante la guerra contro i Troiani. Anche le statue di Mont’e Prama potrebbero rappresentare i giochi funebri, le grandi feste con cui nell’antichità si celebrava la morte dei personaggi più influenti di una comunità. I giganti del Sinis rappresentano tre tipi di personaggi, nelle fattezze molto simili ai bronzetti nuragici. Ci sono gli arcieri, i pugili e i guerrieri. Alti più di due metri, in piedi, con enormi occhi magnetici e lunghe trecce ai lati del viso, i giganti erano certamente colorati.

Tra i cinquemila frammenti, oltre ai giganti antropomorfi sono stati ritrovati anche i modelli di nuraghe e i betili, pietre con funzione sacra disposte con molta probabilità all’inizio di una nuova fila di tombe.